Novembre mi ha velato di una strana malinconia, ritrovarsi improvvisamente a casa e non poter svolgere il proprio lavoro è una di quelle cose che non auguro a nessuno.
Il mio contapassi avvisa: “1500 passi”, robetta, in confronto ai chilometri fatti nei mesi scorsi.
Per chi non lo sapesse, una guida turistica cammina tanto, macina 10/12 chilometri al giorno (come minimo) e parla altrettanto, ore ed ore di racconti, fiumi di parole, così tante, che a volte capita di avere dolore alle corde vocali.
Quanto mi mancano tutti quei chilometri e tutte quelle parole!
Mi mancano quelle giornate piene, calde, intense e sudate, mi manca raccontare quella ‘bellezza’, che ormai fa parte di me, mi manca il mio gagliardetto e quella strana, bella ed appagante sensazione di felicità, di essere sempre nel posto giusto.
Mi manca la luce al tramonto di Pompei, il caos e il silenzio di Napoli, la maestosità della Reggia di Caserta, mi manca Paestum con i suoi incredibili templi, mi manca dover correre ogni mattina per raggiungere tutti questi luoghi che sono per me una seconda casa.
Fare il lavoro dei propri sogni e farlo con amore, dedizione e passione è cosa rara. Io appartengo a quella categoria di persone che nella vita hanno avuto la fortuna di trovare il lavoro perfetto. Non potrei fare altro, ne sono sempre più convinta.
Sono tempi difficili, delicati, a tratti complicati, e in questo caos mondiale, di vuoto e di paura, noi guide turistiche viviamo una situazione di totale incertezza e di inquietudine.
Non può esistere alcun tipo di smart working per noi guide turistiche, perché il nostro lavoro si svolge sul campo, nei luoghi che amiamo raccontare e che appartengono al nostro DNA. Non c’è video lezione che tenga, né visita virtuale.
Ma non voglio abbattermi, voglio pensare positivo e sperare che le cose possano solo migliorare, adesso è tempo di restare a casa, di studiare, di approfondire, è tempo di aspettare.
Io aspetto, aspetto con ansia di ritornare presto a fare il mio lavoro, aspetto di poterlo fare in tutta tranquillità senza ansie né decreti dell’ultim’ora, aspetto i turisti e tutte quelle persone che in questi meravigliosi cinque anni ho accompagnato in lungo e largo alla scoperta della mia terra.
Perché ritornerà il sereno, ritorneranno le visite guidate, i tour, le nostre passeggiate. Ritornerà il nostro lavoro, perché la bellezza va raccontata, va spiegata, va valorizzata e la bellezza, diciamocelo, ha un disperato bisogno di noi, di guide turistiche.
Per questo, a me e a tutte le guide turistiche del mondo, dico solo: non scoraggiamoci, Forza e Coraggio!
Dopotutto, come ha scritto qualcuno: “il momento più buio della notte è quello che precede l’alba.”

2 risposte
“Il momento più buio della notte è quello che precede l’alba!”. Meravigliosa Annarosa!
🙂